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Sono Capalbio felice,
difeso dal leone senese dal quale sono protetto,
e da queste prime mura restaurate a proprie spese
e dalla altre mura che circondano le prime,
correndo gli anni millequattrocentoquattro
oltre i quali il mondo aveva girato dieci anni e più volte due.

(Gabriele D'Annunzio, traduzione della lapide di Porta Senese)

 

Il Castello di Capalbio faceva parte della donazione all'Abbazia dei Santi Anastasio e Vincenzo alle Tre Fontane nell'805 da parte di Carlo Magno. Del 1161 è il privilegio di papa Alessandro III che confermava quel possesso alla stessa abbazia. Pochi anni più tardi sono gli Aldobrandeschi ad ottenere in enfiteusi le terre di Capalbio dall'abbazia, che alla fine del XIII secolo, vengono conquistati da Orvieto.

In seguito Capalbio passò alla Repubblica di Siena, cadendo sotto il dominio degli Orsini. Si tratta di un periodo economicamente florido, durante il quale vengono realizzate opere importanti e arricchito il possedimento con mura, case, chiese e viene completata la Rocca, la cui costruzione era stata iniziata dagli Aldobrandeschi.

 

Nell'aprile del 1555 le truppe spagnole del principe di Morignano, alleate con i Medici, conquistarono Siena e a giugno, dopo Porto Ercole e Orbetello, anche Capalbio cadde sotto il dominio degli spagnoli. Capalbio fu assegnato dalla Spagna a Cosimo I de' Medici e da questo momento iniziò per il paese una crisi economica e demografica.

Le condizioni economiche subiscono una stasi a causa di diversi fattori tra cui l'insalubrità della zone paludose, la lontananza del potere centrale, la posizione ai confini di stato, la mancanza di una rete viaria adeguata ed infine le incursioni dei turchi. L'aria malsana, comunque, è uno dei più gravi problemi che tutta la Maremma deve affrontare durante il XVII secolo e infatti avviene lo spopolamento dovuto alla malaria.

La dinastia dei Medici manterrà la propria sovranità sul Granducato di Toscana fino al 1737, quando, estinto il ramo principale, la successione passerà ai duchi di Lorena. Nel frattempo lo Stato dei Presidii cessa di essere possedimento spagnolo per passare sotto il dominio degli Austriaci (1707) e quindi dei Borboni (1736).

Capalbio perse la propria autonomia amministrativa, dal momento che Leopoldo I lo aggregò a Manciano, e nel 1842 Leopoldo II lo aggregò a Orbetello, status che durerà per cento anni. In questo periodo alla disastrosa situazione sociale si aggiunse anche la piaga del brigantaggio che terrorizzava la Maremma.

Dopo la seconda guerra di indipendenza Capalbio passa sotto il Regno d'Italia e l'agricoltura è ancora caratterizzata da estese proprietà fondiarie.

Nel 1952, con l'applicazione della riforma agraria, preceduta dalla creazione nel 1951 dell'Ente Maremma, si ha un moderno sviluppo dell'agricoltura e nel 1960 Capalbio ottiene la propria autonomia amministrativa.

 

 

Capalbio è uno dei 5 comuni della Costa d’Argento, meta turistica d’eccellenza della Maremma.

 

 

capalbio 

Il suo borgo medievale, le sue ricchezze artistiche, il panorama mozzafiato fanno di Capalbio una meta ambita per tutti coloro che sono alla ricerca di relax, natura 

Oltre ad offrire di per sé delle meraviglie locali, si trova vicino a luoghi di grande interesse turistico, artistico, archeologico ed enogastronomico della Toscana e del Lazio.

Capalbio è un felice borgo medievale che d’estate si ravviva, richiamando a sé molti turisti per gli eventi e le mostre che si svolgono nella Torre imponente che spicca dalla Rocca Aldobrandesca, situata nel punto più alto del paese, tra i tetti delle case in pietra, che si affacciano sulle strette vie del borgo,ma anche perché i suoi dintorni sono teatro, oltre che di paesaggi mozzafiato, anche di sagre e feste che si alternano dalla primavera all’ autunno, ad ottobre poi, si tiene il Capalbio Cinema International Short Film Festival, una rassegna di cortometraggi. 

 

 

Centro Storico

 

Centro Storico Capalbio

Il centro storico di Capalbio è accessibile solo a piedi dalla porta a doppio arco con una lapide del 1418 e da uno stemma De’Medici che riporta la data del 1602 e si varca il portone di legno e ferro che nei secoli passati, veniva chiuso al calar del sole per evitare incursioni indesiderate.

E’ possibile ancora percorrere il camminamento originale della ronda lungo le mura merlate,ricordando che a Capalbio la cinta muraria è su due livelli, superiore e inferiore, ed attraversando l’Arco Santo, apprezzare il ritratto di marmo incastonato sul muro dell’imperatore Adriano del II secolo d.C.

Nella piazza principale si trova la Chiesa di San Nicola del XII-XIII secolo con pregevoli affreschi rinascimentali e capitelli romanici.

Il pianoforte conservato a Palazzo Collacchioni, annesso al torrione, è quello che suonava il Maestro Giacomo Puccini durante i suoi soggiorni a Capalbio, ma salendo sulla terrazza della Torre Aldobrandesca contempliamo il panorama splendido che dalle colline arriva fino al mare, e qui spesso vengono organizzate mostre ed eventi, mentre nell’ Oratorio della Provvidenza è possibile ammirare gli affreschi attribuiti alla scuola del Pinturicchio (XVI secolo).

La Rocca Aldobrandesca, di origine medievale, è una fortificazione a forma di “L”che si trova nel punto più alto di Capalbio, ma nel XII secolo passò agli Aldobrandeschi che  la ampliarono. Il suo interno è piuttosto semplice anche se alcune sale sono decorate finemente e ben si presta ad accogliere mostre ed eventi. Ma è salendo sulla terrazza della Torre che scopriamo il vero spettacolo della natura circostante.

 

 

Tomba del Brigante Tiburzi

 

Capalbio conserva all’interno del suo cimitero le spoglie dell’amato Brigante Domenico Tiburzi,che difese la povera gente del paese dai soprusi dei grandi proprietari terrieri,una sorta di Robin Hood,un paladino che rubava ai ricchi per dare ai poveri.

Tpmba di TiburziIl Brigante Tiburzi (così viene comunemente ricordato) fu il più famoso esponente del brigantaggio della Maremma tra l’Ottocento e il Novecento,morì nella notte tra il 23 e il 24 ottobre 1896,durante uno scontro a fuoco con i Carabinieri.

La targa il legno che ne ricorda la data di nascita e di morte,è posta sull’antica colonna romana,ove il Tiburzi venne legato e fotografato dopo la morte ma la sua sepoltura è involta nella leggenda poichè il Parroco di Capalbio ,contrariamente agli abitanti del paese,non volle seppellirlo nel cimitero visti i suoi trascorsi da criminale ,così trovarono un compromesso, e fu seppellito al confine del cimitero, dove c’era il cancello d’entrata,per metà dentro e metà fuori (gli arti inferiori restarono dentro ,mentre la testa, il torace e dunque l'anima,rimasero fuori. ) e senza lapide nè croce.

In realtà negli anni, il cimitero ampliandosi, ha accolto tutto il suo corpo in terra consacrata rendendo al Re della Macchia un’onorata e degna sepoltura

Molti ristoranti della Maremma ricordano il Brigante Tiburzi esponendo la sua foto e a lui è stato dedicato un film uscito nel 1996 diretto da Paolo Benvenuti, intitolato proprio Tiburzi con il patrocinio del Comune di Montalto di Castro, Comune di Capalbio e con la collaborazione dei Comuni di Canino, Cellere, Farnese, Ischia di Castro e Tarquinia.

A Capalbio più che di spiagge dovremmo parlare di spiaggia, poiché si tratta di un unico litorale che corre per 12 km, confinando a nord con la spiaggia della Tagliata di Ansedonia e a sud prosegue sino al Chiarone, ultimo baluardo della Toscana al confine con il Lazio. 

Il Mare di Capalbio

Ampi tratti a spiaggia libera si alternano tra sporadici stabilimenti balneari e acqua cristallina, protette a monte da piccole dune dove germogliano i gigli di mare, e cespugli di ginepro. 

 

La costa intorno a Capalbio è un paradiso per gli appassionati delle lunghe passeggiate sul bagnasciuga, bagnato da un mare tra i più apprezzati dagli amanti del diving, ma potrete trovare alcune zone dedicate agli sport acquatici come il kitesurf e il windsurf e anche la scuola vela.

 

Gli accessi non sono molti, proprio per preservare il naturale ecosistema della duna costiera, ma sono molto comodi, consentono di arrivare con la macchina fin quasi sulla spiaggia stessa.

 

L'incontaminazione che rende il litorale di Capalbio una delle spiagge più belle d'Italia ha permesso anche per il 2016 di classificarsi come Seconda località Toscana e settima a livello nazionale per la guida Touring Club, con l'ambito riconoscimento delle 5 vele di Legambiente.

 

La Riserva del Lago di Burano, riconosciuta anche come Zona di Importanza Internazionaleai sensi della Convenzione di Ramsar, è stata istituita nel 1980 ed è gestita dal Wwf. Occupa una superficie di 410 ettari compresi tra Ansedonia e il Chiarone, di cui 140 occupati dal lago. Partendo dal mare la vegetazione che caratterizza la spiaggia comprende gigli di mare, soldanelle di mare e santoline, cespugli di ginepro fenicio e coccolone. Il sottobosco è formato da lentisco, mirto, fillirea, erica e ginepro, mentre la macchia è composta da leccio, sughere, roverelle, corbezzoli. La fauna abbonda soprattutto d’inverno quando si possono osservare oche selvatiche, gabbiani, anatidi, fenicotteri ed aironi. 

Lago di Burano

Fra le molte specie di uccelli acquatici che sono stanziali, o che si fermano per un breve periodo, durante le migrazioni, ricordiamo la folaga, la moretta, il moriglione, il germano reale ed il mestolone (simbolo dell’Oasi WWF), il porciglione ed il martin pescatore. Tra i rapaci, sono presenti falco di palude e falco pescatore. La macchia è popolata da uccelli silvani come capinere e pettirossi. Numerosi i daini. Nella macchia e tra le radure sabbiose della duna vivono l’istrice, il tasso, il coniglio selvatico, la volpe, il cinghiale, la puzzola e il riccio. La testuggine terrestre e palustre, cervoni, vipere, biacchi, saettoni, lucertole e ramarri.

Al centro del tombolo che separa il lago dal mare si trova la Torre di Buranaccio, costruzione risalente alla fine del XVI sec. di particolare fascino proprio perché inserita in un contesto paesaggistico così suggestivo. Furono gli spagnoli a costruirla, primo avamposto militare dello Stato dei Presidi al confine con lo Stato Pontificio, probabilmente al posto di una preesistente struttura di epoca medioevale. La tipologia architettonica ricorda la Fortezza di Porto Santo Stefano, con basamento quadrato a scarpa e la terrazza sommitale più larga, sorretta da mensoloni. L’ingresso al piano abitato, situato a circa cinque metri da terra, è costituito da una piccola porta cui si accede tramite una gradinata interrotta da un ponte levatoio. Le pareti si presentano prevalentemente rivestite in pietra e si caratterizzano per un notevole spessore che varia tra i 2 e i 3 metri.

La torre, alta circa otto metri e di aspetto massiccio, veniva utilizzata soprattutto per l’avvistamento e la segnalazione: una fumata di giorno o un fuoco di notte consentivano di mettere in allarme sia i presidi sul litorale che quelli all’interno della Rocca Aldobrandesca di Capalbio. Nei primi anni del Novecento Giacomo Puccini, amico ed ospite della famiglia Collacchioni che possedeva la maggior parte dei territori capalbiesi, era solito trascorrere qui dei periodi di vacanza, dilettandosi in battute di caccia nel lago. La struttura è privata e non visitabile.

 

Oasi del Wwf. Tel. 0564 898829 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

L’Oasi è aperta da settembre al primo maggio, visite solo guidate, la domenica alle ore 10.00 e alle 14.30 (ora legale 15,00). 

Gruppi e scolaresche possono visitarla tutti i giorni, su prenotazione.

Le visite estive (luglio e agosto) si svolgono lunedì, mercoledì e sabato solo su prenotazione, con modalità da concordare. Per fotografie birdwatcher, è possibile, in alcuni periodi, prevedere accessi in orari particolari, concordando con la direzione modalità economiche e comportamentali specifiche.

 

Il parco realizzato dal 1979 al 1996, è un vero viaggio nel sogno e nell’immaginazione. Il Giardino dei Tarocchi è un’opera d’arte outsider, essendo percorribile diventa anche un’opera architettonica, è un progetto complesso ed unico realizzato come un percorso spirituale intimo, un diario sincero della vita dell’artista. 

“Molte difficoltà ho incontrato durante il percorso: la salute, le finanze, la solitudine. Oggi vedo che tutte queste difficoltà facevano parte dell’itinerario iniziatico che dovevo percorrere per avere il privilegio di creare questo giardino”. 

È una delle più alte espressioni dell’arte ambientale, cioè della sintesi artistica della volontà dell’uomo di riconciliarsi con la natura dopo l’esperienza dell’urbanizzazione e dell’industrializzazione, e ciò nonostante, è possibile la lettura di una scala urbana del Giardino: c’è infatti una porta d’ingresso, una piazza centrale, una torre, degli attraversamenti, dei portici, la realtà abitativa e gli scorci di paesaggio incorniciati.

Giardino dei Tarocchi

Ha una forte identità esoterica, ed è leggibile come un grande tavolo sul quale sono state sparpagliate le carte dei tarocchi, rappresentate da sculture alte fino a 15 metri caratterizzate da una grande tensione cromatica. Le opere rappresentano i 22 arcani maggiori e furono realizzate con tondini di ferro di vario spessore sagomato e saldati tra loro, quindi ricoperti da una rete da gettata, a costituire lo scheletro della sculture. Vi fu spruzzato sopra il cemento, e quindi furono rivestite con mosaici di specchi, ceramiche sagomate e lavorate sul posto, vetri di Murano.

La loro struttura rende le opere antisismiche. L’ingresso con la biglietteria fu progettato dall’architetto ticinese Mario Botta, ed è rappresentato da un imponente muro di tufo che divide la realtà del mondo dalla affascinante magia del Giardino dei Tarocchi, in cui si dissolve anche il concetto del tempo. Lungo il percorso si incontrano Il Mago, la Papessa e la Ruota della Fortuna, che fu trasformata in una fontana d’ acqua che sgorgava dalla bocca della Papessa da Jean Tinguely, marito di Niki. Per l’artista il Mago rappresenta Dio, la creazione, l’intelligenza attiva, l’energia pura, mentre la Papessa è l’intuizione, l’irrazionale, l’inconscio. Accanto troviamo la Forza, rappresentata da una fanciulla che domina un feroce drago tenendolo legato con un guinzaglio invisibile, in realtà il mostro che la donna deve ammansire è dentro di lei, vincendo contro i suoi demoni interiori sarà consapevole della sua forza. Con la forma di un grande uccello ecco il simbolo della forza vitale: il Sole, da cui si raggiunge la Morte, che rappresenta il rinnovamento. Grazie alla coscienza della morte, infatti, possiamo non rimanere intrappolati nelle vanità della vita, rappresentate da vari elementi falciati dalla Nanà dorata che cavalca un destriero ammantato d’azzurro.

Tra i cespugli di lentisco si nasconde il Diavolo, che per l’artista rappresenta l’energia, il magnetismo, ma anche la dipendenza da sostanze tossiche e quindi la perdita della libertà spirituale e personale. Il Mondo sovrastato da una Nanà azzurra gira grazie alla sottostante scultura cinetica (Tinguely), ed ha accanto il Folle, che compie il suo pellegrinaggio spirituale. Tornando indietro si incontra il Papa, cioè la saggezza spirituale di un santo, un guru, un profeta. L’Impiccato è dentro l’albero della vita, e dalla sua posizione può vedere il mondo sottosopra ovvero in un modo nuovo, mentre la Giustizia, una grande figura femminile, include dentro di sé l’ingiustizia, una scultura cinetica di Tinguely, chiusa dietro un cancello assicurato da un grosso lucchetto. Gli Innamorati sono simboleggiati da Adamo ed Eva, la prima coppia, impegnati in un pic-nic.

L’Eremita è un girovago in cerca di un tesoro spirituale e allude a lezioni importanti che si imparano con il cuore, la sua versione femminile è l’Oracolo, in cui, su suggerimento della stessa artista, si può entrare ed ascoltare il suo messaggio. La Torre ricoperta di mosaico di specchi si staglia sopra la vegetazione ed incombe con il suo monito: se le complesse costruzioni mentali dell’uomo non sono fondate su basi solide, sono destinate a crollare. “Bisogna rompere le mura della mente in modo da poter guardare oltre”, dice l’artista, che pone una scultura di Tinguely a simboleggiare il fulmine che spacca la torre. L’Imperatore è una scultura complessa, in cui si può entrare, camminare e sedersi, è un castello il cui interno è sorretto da colonne rivestite da affascinanti mosaici di specchi e ceramiche e che ospita la Lussuria, la fontana con donne che giocano con l’acqua. È il simbolo dell’organizzazione e dell’aggressività, della scienza, della medicina, ma anche delle armi e della guerra; è colui che controlla e conquista. 

Questo è il motivo per cui qui si trovano scene di caccia, draghi ed uomini feriti. Con la forma di una sfinge incontriamo l’Imperatrice: madre, emozione e civiltà. Entrando in questa ciclopica sculturasi 

apre un magico mondo domestico interamente rivestito da specchi; è nell’intimità di questo immaginifico ambiente che si percepisce ancora la presenza di Niki de Saint Phalle: “Ho vissuto per anni all’interno di questa madre protettiva ed era anche il luogo d’incontro con coloro che lavoravano a questo progetto.. su tutti noi la Sfinge ha esercitato il suo fascino fatale”. Oltre alla cucina, al soggiorno, al bagno con una straordinaria doccia ed alla camera da letto, dentro all’Imperatrice si trova il Carro della vittoria, il trionfo sui nemici e sulle avversità. 

Si trovano anche la Stella ed il Giudizio: la prima ha due brocche in mano da cui sgorgano zampilli d’acqua che, cadendo, si trasformano in un ruscello. È l’acqua del rinnovamento, è la natura e la sua abbondanza, è la conoscenza delle leggi segrete dei cieli e della terra. Nel Giudizio tre figure emergono da una tomba, hanno diverse età: è un invito ad “unirci agli altri, elevarci e diventare UNO con l’universo”. 

La Temperanza è una piccola cappella sormontata da un angelo, all’interno è rivestita da specchi su cui spicca una Madonna nera circondata da fiori e cuori in ceramica. Bellissimo il pavimento fatto con piastrelle che rappresentano la luna nelle varie fasi e le stelle. 

“La Luna riflette la vita interiore, misteriosa, enigmatica” ed è legata al grande potere dell’immaginazione. Altri artisti realizzarono opere all’interno del Giardino, come Pierre Marie Le Jeune che costruì le panchine e le sedie che si trovano all’interno dell’Imperatrice; Marina Karella creò la scultura che si trova all’interno della Papessa e, naturalmente, Jean Tinguely. 

Lasciando il Giardino, con ancora negli occhi l’affascinante sequenza di forme e colori, non possiamo non pensare che esso, pur con tutti i suoi significati esoterici, è in grande omaggio che Niki de Saint Phalle ha fatto a Capalbio: una torre, dei camminamenti, una piazza, il borgo ritratto e reinterpretato con il linguaggio dell’arte e dell’immaginazione. 

Per la sua peculiare struttura ed il suo delicato equilibrio, con lo scopo di preservare l’atmosfera magica che si respira nel giardino, le visite sono possibili solo in alcuni periodi dell’anno, limitate in fasce orarie predeterminate, per un numero ristretto di visitatori. Per desiderio dell’artista inoltre, al fine di salvaguardare la libertà di movimento dei visitatori, non sono previste né visite guidate né un itinerario precostituito. 

 

Apertura dal 1 aprile al 15 ottobre, dalle 14,30 alle 19,30 - Da novembre a marzo il Giardino dei Tarocchi e aperto esclusivamente il primo sabato di ciascun mese e per volontà della artista è concesso ai visitatori l’ingresso gratuito 

Info: 0564 895122

 

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